Il dibattito sulla Garanzia Giovani continua

Contributo di Pamela Preschern per Giovani Italiani Bruxelles.

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Martedì 20 gennaio si è tenuto presso la sede di Bruxelles del CIFE (Centre International de formation européenne) un incontro al quale hanno partecipato il Presidente del Comitato delle Regioni, Michel Lebrun,  i rappresentanti di istituzioni europee, ONG, accademici e membri della società civile.  Il dibattito, focalizzato su ‘Garanzia Giovani’ , si è svolto nell’ambito dei cosiddetti ‘Midis du CIFE’, incontri che il Centro organizza cinque volte l’anno su questioni di attualità europea, alla presenza di autorevoli personaggi del mondo politico e accademico.

Il relatore, il Presidente Lebrun, ha presentato brevemente l’iniziativa della Commissione europea volta a promuovere l’occupazione giovanile,  evidenziandone i benefici  e, soprattutto, soffermandosi sulle criticità.

Lebrun ha ricordato l’origine di ‘Garanzia Giovani’, proposta dalla Commissione europea sulla base dell’esperienza positiva della Finlandia dove, grazie ad un sistema di garanzia per i giovani, più dell’80% dei giovani disoccupati nel 2011 ha potuto beneficiare di un’offerta entro 3 mesi dall’iscrizione ai centri per l’impiego.  L’esecutivo europeo  ha pertanto considerato  questa storia di successo uno stimolo per gli altri Stati membri, soprattutto per quelli in cui molti giovani,  sfiduciati,  si trasferiscono all’estero alla ricerca di migliori opportunità.

Lebraun ha poi spiegato l’interesse del Comitato delle regioni, in quanto Assemblea dei rappresentanti regionali e locali dell’Unione europea,  verso questa specifica iniziativa. Le collettività territoriali, infatti, contribuiscono al raggiungimento degli obiettivi della Strategia ‘Europa 2020’in materia di occupazione e inclusione sociale, attraverso l’implementazione di misure specifiche, l’ offerta di opportunità concrete ai giovani e il sostegno allo scambio di best pactices.  Il loro valore risiede nell’essere a contatto con i diretti interessati, rappresentando quindi il livello più adeguato per valutare le necessità e realizzare  iniziative nell’ambito dell’impiego e della formazione giovanili. E’ chiaro, ha aggiunto, che per garantire l’ efficacia di ‘Garanzia Giovani’ siano necessarie soluzioni locali in tutte le sue fasi, dall’ideazione passando per l’implementazione, fino ad arrivare al controllo e alla valutazione, in linea con il principio di sussidiarietà. A queste si dovrebbero accompagnare strategie che prevedano la collaborazione tra enti locali, servizi per l’impiego e centri di orientamento e formazione.

Nonostante le potenzialità e i numeri  incoraggianti (su 28 Stati membri 26  hanno adottato i Piani nazionali per l’attuazione della Garanzia) il Presidente del Comitato delle regioni ha messo in luce alcuni dei problemi emersi. Tra i primi meritano di essere menzionate le evidenti differenze riscontrate nei servizi pubblici per l’impiego dei vari Stati membri in termini di strutture, modalità di esecuzione e tipologia delle attività svolte, quantità di risorse a loro disposizione, ma anche l’inefficacia di alcuni servizi, incapaci di offrire ai destinatari dei percorsi personalizzati.

Si aggiungono a questi il debole coinvolgimento del settore privato nello sviluppo di misure di apprendimento e nelle altre iniziative di formazione, oltre alla mancanza  di strategie mirate a sensibilizzare e a incoraggiare l’assunzione di giovani disoccupati.

Lebraun ha poi aggiunto che le costrizioni imposte dal Patto di Stabilità,  tra cui  il mantenimento del deficit al di sotto della soglia del 3% e il contenimento dell’indebitamento pubblico, rendono difficile per molti Stati membri poter disporre di risorse a sostegno delle politiche occupazionali. Per chiudere con una nota positiva, tuttavia, Lebrun ha ricordato che nel  cosiddetto ‘Piano Juncker’ il Presidente della Commissione ha proposto una nuova interpretazione, più flessibile, del  Patto di Stabilità comunitario, stabilendo che le risorse che i paesi membri investiranno nel Fondo europeo per gli investimenti strategici  (il cosiddetto EFSI)non saranno considerate nel Patto.  ‘Garanzia Giovani’ potrebbe effettivamente rientrare tra questo tipo di investimenti.

Alla presentazione di Lebrun sono seguite alcune riflessioni dal pubblico che hanno messo in risalto le difficoltà di attuazione in alcuni paesi ( il Belgio ad esempio), dove le politiche relative alla formazione sono gestite su base regionale e le competenze ripartite tra tre diverse autorità. Sono inoltre emerse preoccupazioni circa il mantenimento di alcune regole imposte agli Stati che potrebbero attenuare l’effetto del nuovo ‘Piano Juncker’, quali l’obbligo di estinguere i debiti l’anno stesso in cui sono contratti.

 

 

 

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