Le politiche giovanili per le Nazioni Unite contano, per l’Italia no

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Contributo di Melania Lotti per Giovani Italiani Europa

Per la prima volta nella storia, le Nazioni Unite hanno convocato una conferenza su scala globale per parlare di Politiche Giovanili.

Il primo Global Forum on Youth Policy si é svolto a Baku, Azerbaijan dal 28 al 30 Ottobre, come un’iniziativa promossa dall’Incaricato per i Giovani del Segretario Generale delle Nazioni Unite, insieme a due agenzie specializzate (UNDP e UNESCO) e al Consiglio d’Europa. Già dallo scorso anno, il Segretario Generale delle Nazioni Unite aveva individuato tra le sue priorità principali quella di lavorare con i giovani e per i giovani, compiendo un passo importante per il riconoscimento delle politiche giovanili su scala globale.

Negli ultimi anni, i governi di tutto il mondo stanno sviluppando una crescente consapevolezza dell’esigenza di una cornice legale e politica per rispondere adeguatamente ai bisogni e alle aspirazioni delle nuove generazioni. Secondo le fonti ufficiali, nel 2014 sarebbero ben 122 i Paesi che hanno adottato un piano nazionale di politiche giovanili, un numero in vertiginoso aumento (del 50%) rispetto ai 99 Paesi dell’anno precente.

L’Italia non é tra questi Paesi. Come mostra uno studio pubblicato lo scorso Febbraio dalla Commissione Europea, a dispetto di un crescente interesse per le questioni giovanili, in Italia non esiste ad oggi una strategia nazionale per i giovani. Tali politiche sono lasciate per lo più alle iniziative regionali, con conseguenti enormi differenze da Regione a Regione. Inoltre, a seguito della crisi economica, i fondi per le politiche giovanili sono stati drasticamente ridotti e in particolare il Fondo per le Poltiche Giovanili é passato da 130 milioni nel periodo 2007-2009 a 20 milioni per il 2012, il che significa che le risorse per i giovani sono state tagliate di più della metà negli ultimi cinque anni. Sembra che in Italia le poltiche giovanili siano considerate tutt’al più un tema alla moda, da sfruttare eventualmente per beneficiare di qualche fondo europeo (come nel caso della Garanzia Giovani), ma senza una vera e propria strategia nazionale a lungo termine e senza intenzioni di introdurre riforme strutturali del sistema educativo, sociale e del mercato del lavoro, in modo da aiutare realmente la condizione delle giovani generazioni.

Dopotutto, l’area di competenza non viene ritenuta nemmeno degna di avere un vero e proprio Ministero. Infatti, in seguito alle dimissioni nel giugno del 2013 di Josefa Idem – Ministro per le Pari opportunità, lo Sport e le Politiche Giovanili – la responsabilità per le politiche giovanili è passata di mano in mano fino a ricadere come una delega al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.

Sebbene con un tasso di disoccupazione giovanile del 40% (dato 2013, Eurostat) le politiche del lavoro siano certamente una priorità, le sfide dei giovani sono molto più ampie e magari meritano più di una semplice delega. Per questo, l’organizzazione Giovani Italiani Europa ha lanciato a luglio scorso la campagna #MinistroChi, chiedendo al Primo Ministro Renzi di risonoscere, con un gesto concreto e simbolico al tempo stesso, l’importanza delle nuove generazioni dedicando alle politiche giovanili un vero e proprio ministero.  L’appello é rimasto finora inascoltato.

Del resto, ascoltare la voce dei giovani sembra non rientrare nelle abitudini italiane. In occasione del Summit europeo sull’occupazione e la crescita organizzato dalla Presidenza Italiana e svoltosi l’8 ottobre a Milano l’invito é stato recapitato a tutte le alte cariche Europee ma la voce dei giovani europei era assente.  La svista é stata pubblicamente evidenziata dall’uscente Commissaria Europea Androulla Vassiliou, che – in occasione della Conferenza Giovanile a Roma, organizzata nell’ambito dello strumento europeo del Dialogo Strutturato – ha rimproverato pubblicamente le autorità italiane per la decisione di non aver invitato lo European Youth Forum (Forum Europeo della Gioventù) al Summit. In fin dei conti, la classe politica italiana – e non solo- ama spesso parlare a voce alta DEI giovani, ma raramente PER i giovani, e quasi mai CON i giovani.

Fonti:

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