La nuova emigrazione in Belgio e i limiti della cittadinanza europea

Pubblichiamo questo contributo di Jean-Michel Lafleur, Prof.  all’Universita’ di Liegi  basato sul suo intervento al nostro evento “Italia-Europa solo andata?”. Quali somiglianze e quali differenze nelle ondate migratorie dall’Italia? Cosa e’ cambiato rispetto al passato?

Jean-Michel Lafleur collabora da tempo con Giovani Italiani Bruxelles approfondendo con il gruppo il caso dei cittadini italiani arrivati in Belgio negli anni recenti per discutere di quanto progresso l’Europa e gli stati membri devono effettivamente ancora raggiungere in termini di diritti dei cittadini europei in mobilità.  

Jean-Michel Lafleur, evento “Italia-Europa solo andata?”, 29 gennaio 2014.

“Vi ringrazio per l’invito a partecipare a questa tavola rotonda attorno all’argomento della disoccupazione e della mobilità dei giovani italiani. In quanto ricercatore belga sulle migrazioni, non posso evitare di pensare che ciò che osserviamo oggi, presenta delle somiglianze con le precedenti ondate migratorie dall’Italia, dal Portogallo e dalla Spagna verso il Belgio di diversi decenni fa.

Sicuramente il profilo dei nuovi migranti italiani che arrivano in Belgio oggi, non sempre aderisce allo stereotipo della “valigia di cartone”: immigranti indigenti e con un basso livello di scolarizzazione provenienti dalle aree rurali italiane per lavorare nelle industrie pesanti del nord Europa. L’esempio di molte persone in questa stanza, ne sono certo, mostra che l’emigrazione italiana contemporanea è cambiata.

Oggi essa include anche giovani con un diploma universitario, che spesso hanno già vissuto o studiato all’estero prima di arrivare in Belgio. Per questi nuovi arrivati, il Belgio potrebbe essere un luogo in cui stabilirsi per un lungo periodo, ma spesso è anche un luogo di transito, per acquisire esperienza attraverso un impiego o uno stage. In breve, alcuni desiderano migliorare il loro curriculum prima di trasferirsi in un’altra città all’estero o rientrare in Italia. Per questa ragione, possiamo discutere se il concetto di “immigrante” è ancora rilevante o meno riguardo ai giovani italiani che partono oggi.

Ricordo che nel corso di uno degli incontri dei Giovani Lavoratori Italiani qualche mese fa, discutevamo questa stessa questione. Alcuni partecipanti si consideravano come i successori delle precedenti ondate di emigrazione italiana del diciannovesimo e ventesimo secolo. Sostenevano che, analogamente a ciò che avveniva nel passato, la migrazione non fosse la loro prima opzione ma che la mancanza di opportunità in Italia li avesse spinti a partire. Un maggior numero di nuovi migranti, comunque, sembra sentirsi più a proprio agio con il concetto di “cittadino europeo in mobilità”, essenzialmente per due ragioni.

In primo luogo, il concetto di mobilità ben si adatta alla realtà di molti giovani che viaggiano ripetutamente tra il Belgio e l’Italia. In molti casi, essi non cambiano nemmeno la loro residenza e, sui documenti, vivono ancora in Italia, nonostante il fatto che lavorino e affittino un appartamento a Bruxelles. In secondo luogo, il concetto di “cittadino europeo” rende gli individui consapevoli del fatto che, grazie al processo di integrazione europeo, coloro che attraversano i confini in Europa oggi hanno molti più diritti economici, sociali e politici di coloro che lo facevano cinquant’anni fa.

Ciò che propongo qui, per terminare il mio intervento, è di usare il caso dei cittadini italiani arrivati in Belgio negli anni recenti per discutere di quanto progresso l’Europa e gli stati membri devono effettivamente ancora raggiungere in termini di diritti dei cittadini europei in mobilità.

Secondo le statistiche dell’Ufficio Immigrazione belga, l’emigrazione italiana verso il Belgio è aumentata del 20% circa ogni anno a partire dal 2010. Mentre duemilacinquecento italiani si sono registrati come residenti in Belgio ogni anno nei primi anni del duemila, nel duemiladodici oltre quattromila italiani sono arrivati in Belgio. Comunque, come ho già accennato prima, è importante ricordare che questa immagine considera solamente quegli italiani che hanno deciso di dichiararsi come residenti in Belgio.

Coloro che cambiano la loro residenza e ottengono un contratto di lavoro, acquisiscono una serie di diritti nel caso in cui dovessero perdere il loro impiego in futuro. Tuttavia, ciò che un numero sempre maggiore di italiani, francesi, spagnoli o portoghesi stanno scoprendo oggi, è che comunque questi diritti sono effettivi solo quando la loro situazione è stabile. Qualora perdessero il proprio impiego e cominciassero a reclamare assistenza sociale alle autorità belghe, comincerebbero a constatare i limiti della cittadinanza europea: nell’ultimo anno 265 italiani residenti in Belgio sono stati notificati del fatto che il loro permesso di residenza era stato revocato e che erano dunque obbligati a lasciare il paese.

La base legale per determinare questa azione, è la direttiva del duemilaquattro che permette agli stati di espellere cittadini comunitari che rappresentino un “onere eccessivo per la finanza pubblica”. Il Belgio si è avvalso in maniera sempre maggiore di questo provvedimento negli ultimi tre anni. Il numero di italiani espulsi nell’ultimo anno è stato quattro volte quello del duemiladodici e dieci volte maggiore che nel duemilaundici! Come abbiamo visto nella stampa italiana e belga, individui disoccupati di lunga durata non sono i soli interessati da questo provvedimento. Gli studenti europei che hanno terminato i loro studi e non riescono a trovare un impiego o anche i cittadini europei che lavorano con contratti precari emessi dalla stessa amministrazione dell’assistenza sociale sono stati intimati a lasciare il paese!

Per concludere, questo esempio riguardante il Belgio mi permette di ricavare tre lezioni allo scopo di discuterne oggi:

  • Primo, considerato il fatto che le conseguenze della crisi sono percepite in misura sempre maggiore dai cittadini in Europa, alcuni stati membri come il Belgio, il Regno Unito o l’Olanda stanno usando i cittadini europei in mobilità come capri espiatori per giustificare i tagli budgetari. Questa pratica non solo è contraria allo spirito dell’integrazione europea, essa è anche di fatto sbagliata, in quanto la ricerca ha mostrato che la stragrande maggioranza dei cittadini europei in mobilità ha un impiego, e i cittadini europei in mobilità non attivi rappresentano meno dell’uno percento del totale della popolazione europea.
  • Secondo, il caso del Belgio mostra che i cittadini europei hanno ancora la necessità di essere meglio informati riguardo ai loro diritti e che questi necessitano di essere tutelati. L’Italia ha uno dei più vasti sistemi di rappresentanza dei suoi emigranti nel mondo con i “deputati eletti all’estero” e i “comitati degli italiani all’estero”. Molti dei nuovi emigranti italiani sono comunque disinformati riguardo a queste istituzioni e le autorità in Italia devono compiere degli sforzi per rendere questi organismi meglio connessi alle preoccupazioni attuali dei giovani italiani all’estero.
  • Terzo, considerato il fatto che le elezioni del parlamento europeo si stanno avvicinando velocemente, i candidati hanno la grande opportunità di scrivere nell’agenda dei loro rispettivi stati le questioni “xenofobia” e “barriere persistenti alla mobilità europea”. Spero francamente che un evento come quello organizzato oggi ci aiuterà proprio a far ciò. Grazie.

Jean-Michel Lafleur, 29/01/2014

Twitter: https://twitter.com/LafleurJeanM

Website: http://www.cedem.ulg.ac.be/?page_id=268&lang=en

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