Ebook: ‘Derubati Consapevolmente – The Italian Diaspora’

Pubblichiamo un estratto del nuovo E-book ‘Derubati Consapevolmente – The Italian Diaspora’, scritto da un ragazzo italiano emigrato a Londra, Fabrizio Jennings. Londra e’ tra le prime destinazioni per i giovani italiani che emigrano all’estero in Europa. Auspichiamo future collaborazioni con i nostri coetanei nella capitale inglese. Potete trovare il link al libro qui

da Fabrizio Jennings:

“In questo breve libro racconto la storia di un ragazzo, che rappresenta tutti quei ragazzi normali che se ne vanno all’estero ogni giorno. Cerco di raccontare la quotidianità e le dinamiche che tutti hanno incontrato nell’approccio con un nuovo mondo e una nuova cultura, cercando di sfatare alcuni miti e raccontare la realtà per quella che è, sia per quanto riguarda il lavoro o l’università che le situazioni quotidiane. Si racconta la realtà dell’emigrazione in una delle maggiori piazze europee, Londra, fra la sua bellezza e la sua spietatezza. L’idea non è quella di incoraggare ne scoraggiare l’emigrazione, che sicuramente fa parte della natura umana, ma semplicemente di dare una visione realistica dei fatti.”

L’emigrante

Il dubbio

L’Italia è l’antica terra del Dubbio. […] Il dubbio è un gran scappafatica;

lo direi quasi il vero padre del dolce far niente italiano.

Ormai sono settimane che mi documento. Sto per prendere una decisione non facile, importante per la mia vita, e voglio farlo dopo aver considerato attentamente tutti i fattori. In questi ultimi mesi, complice la situazione catastrofica in cui si trova il nostro Paese, molti, forse troppi, stanno valutando o stanno per fare la mia stessa scelta.

La diaspora italiana non è una novità. Nel dizionario Treccani, la parola “diaspora” è definita così: “In generale, dispersione, specialmente di popoli che, costretti ad abbandonare le loro sedi di origine, si disseminano in varie parti del mondo”. Ho sentito molte storie di ragazzi che se ne sono andati e non sono più tornati. Ma quando si leggono gli articoli di giornale o le pagine di un libro che raccontano le esperienze di chi ha deciso di abbandonare il proprio Paese, si ha quasi l’impressione che tutto sia facile. Facile trovare lavoro, facile conoscere gente, facile fare carriera e farsi un vita, e sopratutto facile vivere bene.

Chissà quanti, sentendo le storie di amici che si sono trasferiti all’estero, hanno detto “hanno fatto bene” o “beati loro” o ancora “se potessi, lo farei anch’io”. A me è capitato spesso, ma raramente ho sentito dire “ma se poi là è come qua?” oppure “sì, bello, ma è difficile ricominciare tutto da zero”, perché di questo si tratta, ricominciare tutto da zero. Rifarsi una vita, il che include amicizie, luoghi, emozioni, amori e sensazioni.

E tutto questo perché? Perché nel Paese dove ho avuto la fortuna di nascere e crescere le precedenti generazioni e la mia non si sono preoccupate di costruire un futuro più roseo, o semplicemente un futuro.

L’unica soluzione è cercare qualcosa di meglio in un Paese che voglia ospitarmi, e che possa offrirmi quel futuro che il mio non mi ha saputo dare. Il tutto ovviamente ha un costo chiamato età, amicizie, cultura e famiglia, che sono obbligato a salutare, forse momentaneamente o forse per sempre.

L’esperienza di Luca, 29 anni e fuori dall’Italia da cinque, mi aiuta a capire che cosa mi aspetta: “Non ho trovato tutto subito, e come altri ho dovuto faticare parecchio per trovare il mio attuale lavoro. È tutto molto incerto: potrebbero licenziarmi domani o il desk in cui lavoro potrebbe essere chiuso, ma per il momento sono contento della mia scelta di vita, sia in senso lavorativo sia personale. Non ho intenzione di tornare in Italia nel prossimo futuro. Per me vivere all’estero è come vivere due volte. Trovandoti fuori casa, in un Paese diverso da quello in cui sei nato, dove la cultura e le abitudini sono diverse dalle tue, sviluppi una capacità di reazione alla vita e alle esperienze che ti stimola a farti le ossa. Sei obbligato a risolvere i problemi da solo con dinamiche nuove, e a rapportarti con un mondo che fino a quel momento non ti apparteneva.

Per di più, in ambienti come questi, sei a contatto con persone di diversa provenienza e cultura, che ti coinvolgono nella loro vita, che condividono le loro esperienze e le loro storie, il che implica che anche tu, in qualche modo, vivi la loro vita e le loro esperienze. Dal punto di vista professionale e umano, molto difficilmente sarei ciò che sono adesso se fossi rimasto in Italia.”

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