La nuova emigrazione giovanile di sola andata

La storia si ripete. La maggioranza dei nuovi emigranti italiani sono giovani.

Lo confermano i dati del nuovo rapporto Censis 2013 che registra un un aumento del 115% del numero di persone che hanno spostato la residenza all’estero nel 2012 rispetto al 2002.

Di questi nuovi emigranti italiani il 54,1% ha meno di 35 anni.

Basta fare un giro al centro di Londra, Berlino o a Bruxelles per trovare tanti ragazzi italiani che lavorano o cercano lavoro nelle capitali europee e non solo.

Un mito sfatato é che oltre il confine ci sia l’Eldorado del lavoro, infatti il 39% dei nuovi migranti dichiara di avere un lavoro temporaneo, l’1,3% di essere all’estero per fare uno stage e l’1,8% di essere occupato irregolarmente secondo il rapporto Censis.

In Italia non si torna?

Il dato più preoccupante é pero’ quello emerso riguardo ad un possibilie ritorno in patria. Emerge chiaramente che, siano partiti temporaneamente per studio, per lavoro o semplicemente a cercare fortuna, i giovani una volta partiti preferiscono provare a realizzarsi all’estero piuttosto che rientrare. Anche in questo caso molteplici sono le motivazioni, dalla mancanza di meritocrazia alla carenza dei servizi pubblici, alla voglia di affermarsi in un ambiente più dinamico di quello italiano.

A fronte dell’aumento dei dati che descrivono il fenomeno delle nuove migrazioni pero’, é sempre più difficile delineare il confine tra la voglia di fare una nuova esperienza e la necessità di partire che spinge a fare questa scelta.

Alla luce di questo, l’interrogativo é d’obbligo: l’emigrazione giovanile e’ da vivere come un problema da risolvere o invece e’ semplicemente diventata il risultato di una crescente globalizzazione?

In entrambi i casi é chiaro che questo tema deve essere affrontato in tempi brevi con misure reali ed efficaci, le ricerche rivelano infatti che altrimenti il numero di giovani che lasciano l’Italia é inesorabilmente destinato a crescere.

Per evitare un’ulteriore perdita di potenziale culturale ed economico ed il conseguente impoverimento del paese é necessario che la politica nazionale prenda delle misure forti che non si fermino agli slogan o alla mera applicazione di misure europee che non sempre tengono conto delle caratteristiche regionali e i cui fondi sono limitati, quindi insufficienti per fare fronte alle esigenze reali del paese.

C’e’ ancora qualche speranza che i giovani con la valigia possano tornare?

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