Tornare in Italia – le radici dell’intraprendenza

Abbiamo il piacere di pubblicare il contributo personale di Vincenzo Di Maria, designer e giovane imprenditore rientrato in Italia dopo anni vissuti all’estero.

Chi sono

Mi chiamo Vincenzo Di Maria, sono un designer e un innovatore da poco rientrato in Sicilia dopo un decennio di esperienze all’estero. Sono un intraprendente, un imprenditore di riflesso: coltivo una grande passione e senso di inquietudine per le cose che potrebbero essere meglio di ciò che sono, rincorro idee visionarie e contagio con il mio entusiasmo le persone che mi stanno attorno. Credo nel cambiamento, nelle trasformazioni possibili e nell’intelligenza collettiva. Mi occupo di design dei servizi e innovazione sociale, dei problemi della gente e non di quelli del mercato. Punto all’equilibrio tra sociale, ecologico ed economico, alla sostenibilità e non al profitto come unica misura di successo. Il pensiero di un’impresa senza visione a lungo termine mi rattrista. Credo di appartenere a quella categoria di imprenditori sociali o creativi che si innamorano della propria idea o missione, prima ancora di crearci un’impresa sopra, visionari e irragionevoli, di quelli che vogliono cambiare le cose e non solo ‘fare i soldi’.

Tornare in Italia

La domanda più frequente? Sul perché del mio ritorno in Italia. Mi vengono in mente molte metafore e storie ben più famose della mia che narrano come la ‘diaspora creativa’ abbia disperso le intelligenze per il mondo, intelligenze che si mescolano, si contaminano, vivono esperienze e si uniscono alla sapienza locale. Il Siddhartha di Herman Hesse e l’Alchimista di Coelho erano partiti da un posto che chiamavano casa, cercavano qualcosa, inseguivano un sogno. Poi l’illuminazione, il vero tesoro è proprio lì, nel posto dai quali erano partiti, ma che non avrebbero mai scoperto senza prima intraprendere quel viaggio di conoscenza. Il viaggio ci trasforma, tornare alla nostra Itaca vuol dire tornare cambiati, rinnovati (Dante condannò Ulisse all’inferno perché una volta tornato a casa non era cambiato). Roberto Saviano, da poco tornato a parlare apertamente alla propria città dopo quasi sette anni di semi-esilio, in quella Napoli difficile da vivere, ha dichiarato che viaggiare per il mondo è una cosa stupenda, ma mai quanto tornare a casa.

Le sfide

Tornare in Italia vuol dire sfidare le contraddizioni e i limiti congeniti del nostro paese, adattarsi senza rassegnarsi ai problemi del sistema, riscoprirsi professionisti versatili, capaci di cambiare le regole del gioco.

Ma il rientro in Italia non è tutto bianco o nero, dentro o fuori.

La transizione è una delle fasi più interessanti di questo processo. Se cominciamo a vivere appieno il concetto di ‘glocalizzazione’ (pensare in modo globale e agire in modo locale) e ci sentiamo conessi dalla rete che ci rende tutti cittadini del mondo mi verrebbe da dire che in fondo io non sono tornato, adesso sono soltanto altrove e forse non sono neanche mai partito.

Un startup a Londra

Ho apertò una società creativa nel 2008 a Londra, insieme col mio collega Bruno Taylor. Ci occupavamo di design socialmente utile e innovazione nei servizi pubblici. Siamo cambiati nel 2010 e poi di nuovo nel 2012. Uno dei nostri progetti, Flip Yourself è adesso una startup tecnologica con vocazione sociale che lavora con la disoccupazione giovanile. Dopo sei anni a Londra e in seguito al mio trasferimento a Lisbona abbiamo deciso di cambiare ancora, adesso puntiamo al concetto di ‘open community’ e ‘fluid network’ per rendere accessibili le nostre risorse e mettere in rete le idee di molti. La nostra storia si chiama commonground e potete seguire gli sviluppi di questa transizione sul nostro sito http://www.commongroundpeople.com.

Rientro in Sicilia

Adesso è tempo di rimboccarsi le maniche in Sicilia, l’isola delle opportunità mancate, c’è tantissimo lavoro e pochissimo impiego, bisogna inventare, costruire, ‘crospollinare’ e connettere.

Mi appoggio ai colleghi visionari e più esperti di me a The HUB Siracusa, persone che stanno smuovendo le montagne nel sudest dell’isola e in tutto il resto del Mediterraneo, diventando faro per chi ad Itaca ha deciso di tornarci.

Promuoviamo l’innovazione e l’impreditorialità sociale, ci battiamo per il territorio, suggeriamo e sperimentiamo nuovi modelli d’impresa, di gestione della cosa pubblica. Non contento di ciò sto sperimentando anche a Scicli (RG), la mia città natale, patrimonio dell’Unesco e set televisivo del commissario Montalbano, con un nuovo concetto di luogo condiviso: SIKLAB è un laboratorio di progettazione. Cerchiamo di allargare lo spettro della progettazione di spazi, servizi ed eventi puntando sull’interdisciplinareità, i giovani in cerca di opportunità e progettazione partecipata anche di carattere Europeo.

Da questo nuovo spazio in divenire a metà strada tra Africa ed Europa mando a tutti i miei colleghi intraprendenti in cerca di carriera o di avventura un messaggio di coraggio: le vostre aspirazioni e i vostri sogni sono tutti possibili.

Le vostre radici camminano con voi, coltivatele.

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