Un primo Maggio da festeggiare?

Un contributo personale da Deborah Sciocco per Giovani Italiani Bruxelles.

Premesso che siamo la generazione giovane.

Che per una parte di noi l’idea di viaggiare, spostarsi, cercare e cambiare lavoro rappresenta una prospettiva invitante. Che forse lavorare per quarant’anni (o più) nello stesso posto non è quasi mai l’obiettivo finale.

Premesso tutto questo, vale anche la pena di specificare che questo discorso non vale per tutti e non vale per sempre: anche quelli che sono disposti o propensi a una vita poco stabile magari vorrebbero accettarla “a tempo determinato”. Ulteriore specificazione: evviva la mobilità, ma nel mondo del lavoro, non nel mondo della perenne ricerca del lavoro. Il dato è tristemente noto e stabile nella nostra sempre amata madre patria.

Una riflessione degli ultimi eventi

E allora oggi mi sembra la giornata giusta per una riflessione riassuntiva degli ultimi eventi, e di chi a questo dato ci ha pensato o non ci ha pensato. Facciamo un passo indietro.

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Noi (o meglio, i miei amici a Giovani Italiani a Bruxelles, perché io ai tempi c’ero, ma non li conoscevo) ci siamo ufficializzati in tempi di campagna elettorale per chiedere proposte concrete sul tema che guida le nostre attività.

Partendo da una prospettiva politicamente neutrale, ci siamo chiesti quali fossero le idee e le intenzioni della politica vecchia e nuova per attaccare la famigerata discoccupazione giovanile. Che a pensare a quello che è successo dopo, forse è un mostro che non fa abbastanza paura…quanto tempo è passato? Fast Forward ed eccoci qua a ripercorrere gli eventi e ad osservare statistiche immobili.

Campagna elettorale direi sottotono sul tema lavoro perché purtroppo in Italia ha più appeal stare a lamentarsi dell’operato di chi c’era piuttosto che concentrarsi sulle analisi e gli strumenti da utilizzare in futuro.

lo facciamo il governo o non lo facciamo il governo? e lì tutti a parlare soprattutto di tutt’altro… un invito alla discussione politica che ha almeno parlato anche di giovani è stato questo. Barca invitava la sua parte politica a un’ampia riflessione e, tra le altre auliche parole, analizzava la specificità dei giovani in un’esperienza politica innovativa:

“I giovani possono dare un contributo specifico che affonda nelle loro caratteristiche: desiderio di cambiamento e minore propensione al cinismo; disponibilità di tempo; domanda di conoscenza”

Parlava della costruzione di un “apprendistato cognitivo” che affidi ai giovani, il compito di animare il dibattito sulle questioni di interesse comune, con un’esplicita inversione dei ruoli rispetto alle precedenti generazioni: interpretare e discutere dati; reperire e valutare norme; ricercare e valutare argomentazioni di merito; investigare modelli attuati altrove; partecipare a applicazioni di sperimentalismo; studiare e illustrare
documenti di indirizzo delle istituzioni internazionali, europee e nazionali.

Si condivida o meno, si trattava di spunti interessanti. Già dimenticati o solo latenti?

E dopo il governo tecnico ci fu il ricorso ai saggi

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A parte il fatto che a me tutti questi “affidamenti di ruoli dall’alto” non è che facciano ben sperare (perché chi è che lo definisce il concetto di saggezza?), anche loro hanno prodotto documenti, tra le cose da fare nel bel paese indicavano – mi vien da dire ovviamente – il sostegno al lavoro dei giovani.

In pratica parlavano di una “riduzione del costo del lavoro” sulla cui necessità potremmo discutere e dell’opportunità di fruire, a partire dal 2014, del nuovo fondo istituito dall’Unione europea per agevolare l’occupazione dei giovani, specie nelle aree geografiche economicamente più in difficoltà.

Infine ricordavano le misure esistenti di incentivi economici all’assunzione dei più giovani, quali il contratto di apprendistato che, oltre alla più favorevole disciplina della rescissione del rapporto di lavoro, Prevede un carico contributivo limitato o del tutto assente.

Oh Saggi, però viviamo tanto precariato nato da misure esistenti che vengono spesso sfruttate solo per la rescissione del rapporto di lavoro e non sono completate dalla maggiore fluidità di assunzioni…anche perchè di posti di lavoro continuano a essercene troppo pochi e credo dovremmo concentrarci sulle specificità del nostro Paese per inventare modi di crearne, invece che puntare solo a ridurre il costo del lavoro per supplire
alla carenza di competitività delle nostre imprese…

E poi dicevano che bisogna potenziare l’istruzione e il capitale umano, accorciando il più possibile la filiera composta da formazione, ricerca, innovazione e sviluppo e ricordavano il nostro deficit di capitale umano.

E allora si spera che in futuro i governanti la smettano di adottare la prospettiva di breve periodo tutta intrisa di preoccupazione di re-elezioni e abbiano il coraggio di investire nelle Università e nella Ricerca, che danno risultati in tempi lunghi, ma sono parte determinante della strategia di un Paese che voglia contare.

Si spera che la nostra bellissima cultura venga difesa pubblicamente, nel senso che il settore pubblico ci metta la firma,
perché é possibilità di formazione per tutte le età.

E si spera che i giovani che in questi settori vogliono lavorare – innovare – le idee fare fruttare, si vedano riconosciute le proprie capacità e agevolate le proprie iniziative.

Infine, cito un bell’invito a promuovere il merito: “il Fondo Integrativo Statale delle borse di studio recentemente ridotto a livelli minimi, va aumentato in modo consistente, anche per sottolineare che lo Stato intende offrire reali opportunità verso gli studenti meritevoli provenienti da famiglie meno abbienti” e a potenziare il sitema pubblico della ricerca, dove “l’attuale limite per le nuove assunzioni (20% delle uscite, un valore identico a quello imposto su tutte le altre pubbliche amministrazioni), unito all’allungamento della
vita lavorativa, sta già determinando un invecchiamento precoce delle risorse impegnate negli enti di ricerca, condizionando la capacità di innovazione”.

E fu così che arrivammo ai giorni nostri, in cui un governo (sospensione del giudizio) ce l’abbiamo, e qualche cosa é stato detto (https://giovanibruxelles.wordpress.com/2013/04/29/nuovo-presidente-appoggia-la- garanzia-giovani/).

Tra il dire il fare c’è sempre di mezzo l’agognato (per chi sta a Bruxelles) mare…però intanto apprezziamo che se ne parli e stiamo a vedere, e ad informarci e a scirvere, e a farci sentire.

Buona festa del Lavoro, che ce ne sia sempre di più, per tutti quelli che lo vogliono!

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